Non Una Di Meno Pistoia contesta l'accordo tra San Jacopo e cimitero della Misericordia
Il collettivo chiede trasparenza e la cessazione dell'accordo tra Ospedale San Jacopo e cimitero della Misericordia per la sepoltura dei prodotti del concepimento.

- <parameter name="punti_chiave">["Il collettivo Non Una Di Meno Pistoia interviene sulla polemica relativa all'accordo tra Azienda USL Toscana Centro e cimitero della Misericordia di Pistoia", "Secondo il collettivo la normativa prevederebbe la termodistruzione come materiale organico per i prodotti del concepimento entro le 20 settimane non reclamati dalle famiglie", "Richiesta di trasparenza sul funzionamento dell'accordo e cessazione immediata dello stesso", "Riferimento all'appello del Vescovo per 'adottare' i 'bambini mai nati', definito dal collettivo una violenza sulle donne"]
Il collettivo Non Una Di Meno Pistoia interviene sulla polemica relativa all'accordo rinnovato tra l'Azienda USL Toscana Centro, tramite l'Ospedale San Jacopo, e il cimitero della Misericordia di Pistoia per la gestione dei prodotti del concepimento, chiedendo trasparenza al Comune di Pistoia e all'azienda sanitaria e sollecitando la cessazione dell'intesa.
Nel comunicato il collettivo ricostruisce il quadro normativo di riferimento: in base al regolamento di Polizia Mortuaria nazionale la sepoltura dei prodotti abortivi tra le 20 e le 28 settimane è obbligatoria e disposta automaticamente dalla struttura sanitaria. Diverso il caso delle gravidanze interrotte entro le 20 settimane: secondo quanto è stato reso noto, l'accordo riguarda la sepoltura non obbligatoria dei prodotti del concepimento entro le 20 settimane, le cui famiglie abbiano rinunciato a provvedervi, mentre la normativa prevede che in questi casi i prodotti vengano gestiti come materiale organico da avviare alla termodistruzione.
Il collettivo solleva dubbi sulla scelta istituzionale alla base dell'intesa, chiedendosi perché stipulare un accordo che pare andare contro alla normativa vigente e assegna fortissimi poteri discrezionali a un ente privato e religioso. Viene inoltre citato un appello del Vescovo ad "adottare" i "bambini mai nati", dando loro un nome: un'iniziativa che il collettivo definisce una violenza gravissima e inaudita sulle donne che hanno scelto volontariamente di interrompere una gravidanza, e anche verso quelle famiglie che invece l'hanno persa o interrotta per svariati motivi.
Tre le richieste formali rivolte alle istituzioni: trasparenza sul funzionamento dell'accordo riguardo al conferimento dei prodotti del concepimento; sostegno, cura e libertà di scelta priva di giudizio per le donne e le persone in gravidanza coinvolte in ogni fase della presa in carico; cessazione immediata di qualsiasi accordo tra l'ospedale pubblico e l'associazione religiosa.
Il collettivo chiede infine che sindaco e azienda ospedaliera intervengano a tutela del diritto alla salute, sottolineando la necessità di formazione adeguata del personale medico sulla comunicazione delle diagnosi e sulla gestione del lutto, oltre a un sostegno psicologico per chi lo desidera.

