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Aggressione a Pescia, Cgil: «Serve un cambiamento radicale contro la violenza sulle donne»

Il Coordinamento donne Cgil e Spi Cgil Prato Pistoia interviene dopo l'aggressione a una 20enne a Pescia, chiedendo prevenzione, educazione e più risorse.

Aggressione a Pescia, Cgil: «Serve un cambiamento radicale contro la violenza sulle donne»
Foto Pescia1977 / Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0
In breve
  • Il Coordinamento donne Cgil e Spi Cgil Prato Pistoia ha diffuso una nota dopo l'aggressione a una 20enne a Pescia
  • L'arresto dell'uomo accusato è giudicato un passaggio necessario ma non sufficiente dal sindacato
  • Richieste: prevenzione, educazione, più risorse e un piano formativo per chi gestisce i casi di violenza
  • Il Coordinamento mette in guardia contro strumentalizzazioni in chiave razzista della vicenda

Il Coordinamento donne Cgil e Spi Cgil Prato Pistoia ha diffuso una nota, datata giovedì 1° ottobre 2026, per intervenire sul caso dell'aggressione avvenuta a Pescia ai danni di una giovane donna, chiedendo un cambiamento strutturale nel contrasto alla violenza di genere.

La vicenda richiamata dal sindacato riguarda i fatti avvenuti pochi giorni prima lungo le sponde del fiume Pescia, dove, secondo la ricostruzione della Polizia di Stato riportata dall'agenzia Ansa, la vittima aveva accettato di incontrare l'aggressore per trascorrere un pomeriggio lungo gli argini del fiume, e lui l'ha spinta in acqua attuando tecniche di annegamento controllato per piegarne la resistenza psicofisica. Sempre secondo la ricostruzione degli inquirenti, l'uomo ha poi infierito con percosse alle gambe tramite una cintura, lanciandole contro delle pietre e arrivando a spegnerle alcune sigarette sul volto. L'aggressione è stata interrotta dall'intervento di un passante, e il presunto responsabile, un 38enne, si trova ora nel carcere di Pistoia a disposizione dell'autorità giudiziaria, con l'accusa di tortura e tentata violenza sessuale.

Nella nota, il Coordinamento esprime «tutta la nostra indignazione» di fronte al ripetersi di episodi di violenza, molestie, aggressioni e femminicidi, sottolineando che «ha detto no e ha rischiato di morire». Per le organizzazioni sindacali, l'arresto dell'uomo accusato rappresenta un passaggio necessario ma «non può bastare» di fronte a un fenomeno definito costante.

Al centro della riflessione del Coordinamento c'è la denuncia di una cultura del possesso e sessista, in cui il corpo delle donne viene considerato qualcosa di cui poter disporre e il rifiuto può trasformarsi in motivo di violenza. Il documento mette inoltre in guardia dall'uso della vicenda in chiave razzista, ricordando che il maschilismo e la cultura patriarcale non hanno confini e che molti episodi di violenza avvengono anche tra le mura domestiche a opera di uomini italiani.

Il sindacato chiede quindi di intervenire soprattutto su prevenzione ed educazione, con risorse adeguate, oltre a un piano formativo rivolto a chi raccoglie denunce, agli operatori giudiziari e a chi si occupa della narrazione mediatica dei casi di violenza. L'obiettivo indicato dal Coordinamento è una società in cui nessuna donna debba rischiare la vita per aver esercitato la propria libertà di autodeterminarsi.

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